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Racconti Salute

Che cosa vuoi Tu?

Come un virus può aiutarti a trovare te stesso

Grazie Signore per la rottura del menisco.
Grazie per l’intervento.
Grazie per questo lunghissimo periodo di riabilitazione lontano dal lavoro.
Grazie per il tempo dedicato allo studio per il concorso alle superiori.

Ora cercherò di sopportare il resto di questo anno scolastico alla primaria.
Le regole carcerarie, i metodi obsoleti, l’incomunicabilità con colleghe televisivamente molto più colte di me.
Ci sto provando.
Oggi una collega è entrata nella mia classe e mi ha rimproverato perché studiavo filosofia invece di vigilare sui bambini durante l’intervallo. Maledetta capra ignorante.
Ti prego, tirami fuori di qui. Rompimi l’altro menisco se vuoi.

Decreto del Consiglio dei Ministri 4 marzo 2020

Vista la legge bla bla bla…
L’emergenza Coronavirus bla bla bla…
…prevenzione e riduzione del contagio…

DECRETA

Bla bla bla…
…lA CHIUSURA DELLE SCUOLE FINO AL 3 APRILE 2020.
Bla bla bla…

Tutti a casa in quarantena a tempo indeterminato. Grazie. Grazie!

Sulla chat dei docenti ingabbiati apprendo che, a causa del virus, anche il concorso è stato rimandato a data da definirsi.
Non devo più studiare.
Meglio, così faccio le cose che mi piacciono.
Che cosa mi piace?

Scrivere. Ora mi metto a scrivere un racconto. Ogni volta che finisco un racconto ho sempre la sensazione di conoscermi un po’ di più. Posso essere più sincero con me stesso. È come vomitare: dopo ti senti meglio.
Su cosa scrivo? Vediamo, usiamo il metodo Montanari.
Chi sono io? Io sono un insegnante che vuole trovare se stesso. E per trovare se stesso scrive un racconto dove scrive che vuole trovare se stesso.

Che cosa voglio dire? Voglio raccontare di uno che trova se stesso scrivendo un racconto. “C’è uno scrittore che lavora alla scuola primaria. Vorrebbe avere più tempo e Dio glielo concede regalando al mondo il coronavirus. Allora si mette a scrivere per trovare se stesso. Scrive di uno scrittore che lavora alla scuola primaria e vorrebbe avere più tempo e Dio glielo concede regalando al mondo il coronavirus. Allora si mette a scrivere per trovare se stesso. Scrive di uno scrittore che lavora alla scuola primaria e vorrebbe avere più tempo e…”
Non ne usciamo. È una masturbazione. In pratica ho scoperto che sono uno che sta scrivendo. E sticazzi, bella scoperta.
Ok, niente scrittura. Ricominciamo: Chi sono io? Cioè, che cosa mi piace?

Suonare. Prendo la chitarra e provo a sentire le emozioni che sentivo una volta. Qualsiasi emozione. Qualsiasi piacere. Vorrei sentire un piacere che mi faccia capire che questa è la mia strada: suonare la chitarra ed essere per sempre in estasi. Ancora un po’, magari scatta l’illuminazione. Proviamo con una canzone felice. Proviamo con accordi strani di settima. Quel pezzo di Eric Clapton. Accendo una candela propiziatoria. Basta.
È come provare a far funzionare un accendino esaurito. Le scintille ci sono, ma abortiscono tutte. Da dove veniva quel piacere di una volta? Come sono diventato così insensibile?

Provo a disegnare. È da tanto che non lo faccio. Linee, cerchi, così si comincia. Poco a poco viene lo slancio. Copio questa tazza che ho davanti. Provo con qualcosa di astratto. Provo con i colori, con i pennarelli grossi. Niente. È come essere impotente. Non si alza. Non succede. Non mi piace.
Chi sono io? Che cosa mi piace? Che cosa voglio? Che cosa voglio? Che cosa voglio?

Mi sento in prigione. Costretto, forzato da questo imperativo: “fai quello che vuoi.”
Voglio essere libero! Ecco quello che voglio. Voglio essere libero da questa domanda. Voglio essere libero da me stesso.

“Fai quello che vuoi. Fai quello che vuoi. Fai quello che vuoi.”

Che noia, che banalità. Cosa sei un bambino piccolo? Piangi perché vuoi il gelato. Ti danno il gelato e vuoi il cioccolato. Ti danno il cioccolato e vuoi la caramella. Poi ti danno la minestra e non la vuoi. Ti danno il pesce e non lo vuoi. Ti danno i broccoli e non li vuoi. Poi ti danno un ceffone così la smetti. E poi ci lamentiamo che ci arrivano i ceffoni. Siamo insopportabili cazzo.
Che cosa voglio? E chi se ne frega?
La vera rivoluzione è pensare a quello che vogliono gli altri.

Oggi a Milano è una bella giornata. C’è il sole, c’è silenzio, l’aria è pulita, neanche un aereo nel cielo. La gente è a casa con la famiglia, con i figli, con la compagna o il compagno, o da sola. La gente è a casa, costretta a scoprire chi è e cosa vuole davvero. E nessuno vuole più pensare a se stesso.

Grazie.

Davide Valenti

 

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Image by Tumiso (Pixabay) 

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